IL Narratore inaffidabile: cos’è, come funziona e come scriverlo
Il narratore inaffidabile: la verità che mente (e perché funziona così bene)
C’è una libertà, nella scrittura creativa, che non sempre viene tenuta nella giusta considerazione: per esprimere una verità profonda non è necessario dire la verità letterale. Una storia può essere “falsa” nei dettagli, persino volutamente distorta, eppure colpire il lettore con precisione chirurgica.
È qui che entra in scena il narratore inaffidabile: una voce che sbaglia, omette, giustifica, manipola, fraintende o si autoassolve — e proprio per questo, a volte, rivela più di quanto vorrebbe.
La sua forza non sta nel colpo di scena né nell’imbroglio. Detto in altro modo, lo scrittore non deve mentire al lettore facendo passare per verità fattuale ciò che non lo è, sarebbe puerile e infantile. La sua forza è più sottile: mette in scena la distanza fra ciò che un personaggio dice di sé e ciò che è, fra la versione raccontata e quella vissuta. E chiede al lettore di fare una cosa adulta e bellissima: non “credere” in modo ingenuo, ma interpretare.
Non è un trucco: è un patto di fiducia
Nel discorso comune, “inaffidabile” sembra significare “bugiardo”. In realtà, nella teoria della narrazione, l’inaffidabilità è soprattutto un fenomeno di disallineamento: tra la voce narrante e la realtà del testo; tra ciò che viene raccontato e ciò che il lettore capisce nonostante il racconto.
Un punto essenziale è che il narratore inaffidabile non richiede un autore che lo smascheri. Anzi: uno degli errori più frequenti è segnare la distanza in modo didascalico (“vedete? sta mentendo!”). Quando il testo “spiega” l’inaffidabilità, la svuota. Funziona molto meglio quando il lettore la sente e la scopre da solo: nelle contraddizioni, nei vuoti, nelle frasi troppo precise, nel tono difensivo.
In narratologia, la definizione classica di affidabilità mette al centro le “norme” del testo: ciò che l’opera considera coerente, accettabile, sensato. Wayne C. Booth, che ha reso canonico il concetto, lo formula così:
“I have called a narrator reliable when he speaks for or acts in accordance with the norms of the work (…) unreliable when he does not.”
“Ho chiamato affidabile un narratore quando parla o agisce in accordo con le norme dell’opera (…) inaffidabile quando non lo fa.”
Questa idea è utile perché sposta l’attenzione dal moralismo (“mentire è male”) alla funzione: un narratore è inaffidabile quando la sua voce non coincide con ciò che il testo, nel suo insieme, ci fa capire.
Che cos’è, in concreto, l’inaffidabilità?
Una definizione molto operativa, elegante nella sua semplicità, arriva dal Living Handbook of Narratology:
“If a narrator misreports, -interprets or -evaluates, or if she/he underreports, -interprets or -evaluates, this narrator is unreliable or untrustworthy.”
“Se un narratore riferisce male, interpreta male o valuta male, oppure riferisce meno del dovuto, interpreta meno o valuta meno, allora è inaffidabile o non degno di fiducia.”
Questa formula è preziosa perché include due generi di inaffidabilità:
Distorsione attiva (misreport, misinterpret, misevaluate): la voce deforma.
Reticenza / riduzione (underreport, underinterpret, underevaluate): la voce non dice o non vede.
E qui succede qualcosa di interessante: un narratore può essere inaffidabile senza essere “cattivo”. Può esserlo perché:
è immaturo, ingenuo, limitato;
è traumatizzato e rimuove;
ha un sistema morale discutibile;
ha bisogno di apparire innocente;
ha paura di ricordare.
Shlomith Rimmon-Kenan, in Narrative Fiction: Contemporary Poetics, tocca un punto chiave: l’inaffidabilità può derivare dal modo in cui il racconto è colorato da valori distorti o fragili:
“The third potential source of unreliability is the colouring of the narrator’s account by a questionable value-scheme.”
“La terza possibile fonte di inaffidabilità è la coloritura del racconto del narratore dovuta a uno schema di valori discutibile.”
Mi permetto di correggere con molto rispetto questa formula, perché il parlare di valori “discutibili” implica che esistano valori “non discutibili” e quindi buoni e giusti in sé, la qual cosa evidenzia a sua volta una posizione religiosa o fortemente etica. Il punto non è se esistano o no questi valori, non entro nel merito, ma qui si parla di scrittura creativa, non di etica o confessioni religiose. Quindi credo sia opportuno sostituire “discutibile” con “sistema di valori precostituito e/o pregiudiziale”.
In altre parole: non sempre il narratore mente sui fatti. Spesso racconta fatti veri, ma li interpreta con una bussola morale o emotiva personale e non necessariamente condivisa. E il lettore avverte che “qualcosa non torna”, anche senza poter dire subito cosa.
Le crepe dove appare la verità
Il narratore inaffidabile produce un effetto narrativo particolare: la verità non viene esposta, trapela. Non sta “in primo piano”, ma nelle fratture.
Le crepe tipiche sono:
Autocontraddizioni: una versione oggi, un’altra domani.
Eccesso di giustificazioni: quando una voce spiega troppo, spesso sta difendendosi.
Lacune strategiche: eventi centrali liquidati in due righe.
Emotività sproporzionata: rabbia enorme per una sciocchezza; calma eccessiva davanti all’orrore.
Dettagli inutilmente minuziosi: a volte l’iperprecisione è una cortina fumogena.
Scarti tra parole e azioni: “sto bene” detto da qualcuno che ha evidenti problemi di vario tipo.
La cosa importante è che queste crepe non devono essere sottolineate, evidenziate a favore del lettore. Si costruiscono. E poi si lasciano parlare.
“Inaffidabile” non è una categoria unica: esistono gradi e tipi
L’ho già accennato poco più sopra. Una semplificazione comoda ma sbagliata è trattare l’inaffidabilità come un interruttore (o è affidabile o non lo è). Gran parte della narratologia contemporanea insiste su uno spettro: più o meno distorsione, più o meno intenzionalità, più o meno distanza dal lettore.
Un’articolazione utile è quella proposta da Greta Olson, riportata in una ricerca su instabilità mentale e narrazione:
“cannot be trusted on a personal level” / “makes mistakes about how she perceives herself or her fictional world.”
“non può essere considerato affidabile sul piano personale” / “commette errori nel modo in cui percepisce se stesso o il proprio mondo finzionale.”
Qui emerge una distinzione preziosa per chi scrive:
inaffidabilità etica (non mi fido di te come persona: manipoli, menti, sfrutti);
inaffidabilità cognitiva (non mi fido della tua percezione: sbagli, ti confondi, ti illudi).
E queste due linee producono effetti molto diversi: nel primo caso il lettore può provare fastidio o repulsione; nel secondo può provare pietà, tenerezza, inquietudine.
Il paradosso: a volte l’inaffidabilità avvicina il lettore
Sembra controintuitivo, ma spesso l’inaffidabilità crea empatia. James Phelan ha proposto una distinzione influente tra due direzioni possibili: estranging (allontanante) e bonding (legante). In un testo citato in una tesi universitaria, la formulazione appare così:
“in bonding unreliability, the discrepancies (…) have the paradoxical result of reducing the (…) distance between the narrator and the authorial audience.”
“nell’inaffidabilità di tipo ‘bonding’, le discrepanze (…) hanno il risultato paradossale di ridurre la distanza tra narratore e pubblico.”
È un punto narrativamente potentissimo: quando il lettore riconosce l’autoinganno, non sempre giudica. A volte comprende. Perché l’inaffidabilità è una cosa umana: è il modo in cui ci raccontiamo per resistere, per non crollare, per salvare la faccia, per continuare ad amarci.
Ed è qui che la formula iniziale di questa lezione “non devi dire la verità per dire la verità” smette di essere uno slogan e diventa tecnica.
Esempi: non “twist”, ma psicologia
Si pensa spesso al narratore inaffidabile come a un dispositivo da thriller: quello che nasconde un colpo di scena finale. Certo, può funzionare così. Ma la forma più interessante (e più letteraria) è quella che lavora sulla coscienza.
Alcuni modelli tipici:
Il narratore che minimizza
“È roba da poco” — e intanto vediamo conseguenze enormi.
Il narratore che si autoassolve
ogni frase contiene un “ma”, un “però”.
Il narratore che non capisce
racconta segnali evidenti senza coglierli.
Il narratore che non ricorda
la memoria scivola proprio vicino al punto doloroso.
Il narratore che seduce
vuole il lettore dalla sua parte, e costruisce la prosa come un’arringa.
In tutti i casi, il lettore diventa attivo: deve ascoltare la voce e, insieme, ascoltare ciò che la voce non sa di dire.
Come si costruisce (senza spiegare)
Se vuoi usare questo dispositivo in modo adulto, ci sono tre principi pratici che valgono quasi sempre.
1) Coerenza della voce, non coerenza dei fatti
Il narratore può contraddirsi nei fatti, ma deve essere coerente nel modo in cui pensa e parla. L’inaffidabilità non è caos: è logica personale.
2) Doppia lettura: superficie e profondità
In superficie, la storia deve funzionare così com’è raccontata. Sotto, deve esistere una seconda storia che emerge per attrito. Il lettore deve poter rileggere e dire: “era tutto lì”.
3) Indizi calibrati, non martellati
Un indizio troppo grande sembra un cartello. Troppo piccolo diventa invisibile. La misura giusta è quella che il lettore nota dopo, quando ormai è coinvolto.
La chiusura: il lettore non deve convincersi, deve scoprire
Il narratore inaffidabile è uno strumento di verità emotiva perché mette in scena una realtà che conosciamo bene: noi non mentiamo solo agli altri, mentiamo soprattutto a noi stessi. E lo facciamo spesso per ragioni comprensibili: sopravvivere, proteggere qualcuno, proteggere l’idea che abbiamo di noi.
Per questo un narratore inaffidabile, se scritto bene, non è un “trucco”. Cambiare le carte in tavola al lettore all’ultimo momento è soltanto segno di incapacità e anche di poco rispetto.
Il Narratore Inaffidabile è quasi un’educazione alla complessità. Ci ricorda che una storia non è soltanto ciò che è successo, ma come qualcuno reagisce a / o riesce a reggere ciò che è successo.
E l’effetto più potente arriva quando, alla fine, accade esattamente questo:
il narratore resta convinto,
il lettore no.
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Articolo di Valter Carignano
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