The Lottery (La Lotteria) di Shirley Jackson: Tecniche di Scrittura e Analisi del Male

Analisi tecnica del racconto The Lottery di Shirley Jackson: suspense e scrittura creativa.

L’Architettura del Male: Scrivere l’Inatteso attraverso “The Lottery” (La Lotteria) di Shirley Jackson

Lo spunto per questa lezione mi è stato fornito da un articolo apparso su Writers.com. Ripercorreva l’impatto duraturo del celebre racconto di Shirley Jackson, pubblicato per la prima volta sul New Yorker nel 1948 e si rifletteva come sia una vera lezione  di tecnica narrativa.
Mi è sembrato interessante approfondire questa affermazione, che ritengo assolutamente esatta, e sviluppare l’analisi.

Se non conosci o non ricordi bene il racconto, non preoccuparti: potrai comunque comprendere l’analisi che farò.
Se vuoi, qui trovi l’edizione originale in inglese sul sito ufficiale del New Yorker. Per ragioni di diritti editoriali non è legale fino al 2036 fornire una versione italiana gratuita, qui una versione a pagamento.

Perché le reazioni del 1948?

Il racconto scatenò un’ondata di indignazione senza precedenti, con migliaia di disdette di abbonamento e lettere di odio. I lettori del dopoguerra, desiderosi di ottimismo, non erano pronti a vedere il male annidato nella quotidianità rurale americana.

Le ragioni chiave non stanno tanto nella trama in sé, perché di storie horror da Edgar Allan Poe in poi ne erano state pubblicate a tonnellate ovunque, ed erano anche in linea di massima gradite, a parte i gusti personali di ognuno.
Il problema era nel cosiddetto  tradimento del tono: Jackson utilizza un tono pastorale e idilliaco nelle prime righe per “addormentare” il lettore, per trasportarlo in un’atmosfera calma e rassicurante. La descrizione del 27 giugno come una giornata limpida e soleggiata funge da schermo per la violenza imminente.

Molto forte anche l’impatto relativo alla conformità sociale. Gli abitanti della cittadina sono del tutto identici al lettore, all’americano medio di quegli anni, non c’è alcuna distanza tra il lettore e i ‘mostri’. Non c’è inoltre alcuna manifestazione di violenza che in qualche modo fornisca indizi al lettore, che appunto finisce per credere che si stia parlando anche un po’ di lui stesso, in maniera rassicurante, in una storia che sembra profumare di torta di mele appena uscita dal forno.
L’orrore non risiede solo nel ribaltamento di prospettiva dovuto all’atto finale, ma nel fatto che nessuno metta in discussione il rito. Persino la vittima, Tessie Hutchinson, non contesta l’ingiustizia del sistema, ma solo la propria sfortuna nel sorteggio.

 

Analisi tecnica e teorica: Il Meccanismo del Sacrificio

Lo stile della “Normalità Banale”

Per comprendere lo stile di Shirley Jackson, dobbiamo riflettere su ciò che la critica accademica definisce “defamiliarizzazione”. Nel suo saggio Ritual and Reveal: The Power of Plot, la ricercatrice Al-Mahmoud (2023) spiega che Jackson costruisce la suspense attraverso una stratificazione di normalità.

“Jackson non si affida alla violenza esplicita fin dall’inizio; costruisce invece una tensione basata sulla stratificazione della calma ordinaria.”

Dal punto di vista della scrittura creativa, questo significa lavorare sul ritmo della quotidianità. Jackson dedica paragrafi interi ai bambini che raccolgono sassi, ma lo presenta come un gioco infantile.

Qui risiede il primo suggerimento pratico: il dettaglio macabro deve essere mimetizzato nel dettaglio ordinario. Se i sassi fossero stati descritti con aggettivi minacciosi, il lettore si sarebbe allertato. Jackson, invece, li tratta come oggetti di gioco, nascondendo la loro funzione di strumenti di morte sotto la patina della routine.

La costruzione dell’attesa: Il Sottotesto dell’Inquietudine

Shirley Jackson è una maestra del sottotesto, e lo troviamo in diversi passaggi.

La raccolta delle pietre, già citata; poi gli accenni al ‘rituale’ mentre si parla di cose quotidiane come il raccolto e le tasse.
Il rituale  è perfettamente noto a chi parla, e quindi giustamente il dialogo lo dà per scontato, ma per il lettore è solo un accenno, ancora non sufficiente a far scattare la comprensione. Oggi in realtà potrebbe esserlo, dopo centinaia di racconti e film che hanno declinato in varie maniere quella stessa idea, ma certo non era così nel 1948

Lo sgabello a tre gambe. Secondo uno studio dell’Università di Ouargla (Symbolism in Shirley Jackson’s The Lottery),la scelta dello sgabello a tre gambe su cui poggia la scatola nera che conterrà i biglietti per l’estrazione non è casuale: da un lato, è un oggetto rurale semplice e familiare, dall’altro rappresenta i tre pilastri della società (economia, politica e religione) che sostengono la tradizione insensata, vuota e brutale.

Abbiamo poi la dilatazione dei tempi procedurali. Ogni fase della lotteria è descritta con una precisione burocratica che rallenta l’azione, aumentando l’ansia del lettore che intuisce, senza ancora comprendere, che la posta in gioco è altissima. È ciò che nella teoria della narrazione si definisce  “ritardo informativo”.

Il tempo dello svelamento: L’Anagnorisis

Innanzitutto: cos’è l’Anagnorisis? Non è per il gusto di parlare difficile, ci mancherebbe, ma è che certi termini racchiudono in sé una serie di informazioni tutte insieme. In questo caso, la parola è greca, risale ad Aristotele e Indica il momento cruciale di un racconto in cui un personaggio compie un passaggio fondamentale dall’ignoranza alla conoscenza. Non è una semplice scoperta di informazioni, ma una rivelazione improvvisa che cambia radicalmente la percezione della realtà o dell’identità di un personaggio.
Ci dedicherò presto un approfondimento.

Il climax di The Lottery è un esempio perfetto di sincronia tra svelamento (informazione al lettore) e azione (sviluppo del plot). Jackson non rivela che la lotteria è un’esecuzione in forma di lapidazione pubblica fino a quando Tessie non estrae il foglio con il punto nero.

In termini pratici, Jackson utilizza quella che il teorico Tzvetan Todorov definirebbe una “rottura dell’equilibrio”. Fino a tre quarti del racconto, crediamo di assistere a una festa di paese, tutt’al più con qualcosa di un poco misterioso. Il ribaltamento avviene quando la vittima urla: “Non è giusto!”. In quel momento, il significato di ogni azione precedente (i sassi, la scatola nera, il silenzio degli uomini) cambia retroattivamente di segno.

 

Suggerimenti Pratici di Scrittura Creativa

Da quanto ho detto finora possono già emergere alcuni suggerimenti pratici, ma ne voglio puntualizzare anche altri.

La Teoria del Capro Espiatorio (René Girard)

René Girard, grande studioso di storia delle religioni e antropologia del sacro, disse che le comunità umane tendono a scaricare la tensione interna su una vittima arbitraria.

“Il sacrificio serve a proteggere la comunità dalla sua stessa violenza; sceglie una vittima per evitare che tutti si uccidano a vicenda.” (G. Delgado, 2023 – traduzione libera).

Quando scrivi, chiediti: Qual è la funzione sociale del conflitto che sto narrando? In The Lottery, la violenza non è dovuta a odio personale, ma alla necessità di mantenere l’ordine attraverso un rito. Questo rende l’orrore impersonale e, quindi, molto più spaventoso.

Il Timing del Narratore Inaffidabile per Omissione

Spesso associamo il narratore inaffidabile a qualcuno che mente, che ne sia consapevole o meno: ne ho parlato in questa lezione.
Jackson ci insegna che esiste un’inaffidabilità ancora più potente: quella del narratore oggettivo che omette il contesto. Jackson scrive con uno stile giornalistico, quasi distaccato.

  • Consiglio di stile: Per costruire suspense, usa una prosa “fredda”. Evita di descrivere le emozioni dei personaggi. Descrivi solo le loro azioni fisiche. Se un personaggio trema, non scrivere che ha paura; descrivi il tremolio delle sue mani mentre tiene un foglio di carta. Il lettore riempirà il vuoto emotivo con la propria angoscia.

 

Conclusione: L’Eredità di Shirley Jackson

In un saggio apparso sulla rivista francese Lecturia (2025), si analizza come La Loterie funzioni come uno specchio che riflette le ombre delle norme sociali che vengono volutamente ignorate o di cui non si parla. La forza del racconto risiede nella sua capacità di ricordarci che la crudeltà non richiede mostri, ma solo persone comuni che seguono le regole.

Ancora una volta, vediamo che la grande narrativa non nasce dal “cosa” raccontiamo, ma dal “come” gestiamo il flusso delle informazioni. La suspense non è rumore; è il silenzio che precede il colpo, è la precisione di una mano che sceglie un sasso liscio mentre il sole splende alto nel cielo di giugno.

Articolo di Valter Carignano

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