COS'È IL SOTTOTESTO DI UNA SCENA
COSTRUIRE IL SOTTOTESTO
IL SOTTOTESTO DI UNA SCENA – Blog di Scrittura Creativa
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Molto spesso si parla di sottotesto riferendosi ai dialoghi, e questo è sicuramente esatto. Ma anche in una scena possiamo avere un sottotesto, e questo sottotesto può rivelare il vero significato della scena stessa.
Ma cos’è il sottotesto, precisamente? È tutto ciò che è implicito nelle parole, nei gesti, nella costruzione della scena. Può essere più o meno evidente, ma mai espresso apertamente.
Facciamo subito un esempio, per chiarire il punto.
Una coppia di circa quant’anni a colazione. Frasi spezzate, che non dicono nulla, sguardi vuoti e indifferenti. Poi lui si alza e guarda dalla finestra, vede passare un ragazzo in bicicletta.
La moglie lo raggiunge. Passano altri ragazzi, vanno a scuola. Loro due si abbracciano tristi.
Non piangono, non parlano, il loro sguardo è perso nel vuoto, come quando non si guarda fuori ma dentro se stessi.
Nessun accenno al figlio morto a tredici anni in un incidente mentre era in bicicletta, forse noi lettori lo sappiamo già o forse lo scopriremo in seguito. Il sottotesto della scena parla però chiaramente di lutto, dolore e rimpianto.
Il sottotesto è uno strato?
La scrittrice Zeeva Bukai dice:
“Mi piace pensare a una scena come a una torta a strati.
Lo strato superiore mostra il personaggio attraverso dialogo e azione.
Lo strato inferiore contiene il desiderio, conscio o inconscio.
Esempio: una donna parla col marito che torna tardi dal lavoro. Sopra c’è il dialogo quotidiano; sotto, la paura che lui la tradisca.
Lei non lo affronta: finge che tutto sia normale, ma i gesti, le parole scelte, le pause riveleranno il suo pensiero nascosto.
Il sottotesto è conscio o inconscio?
È importante per me sottolineare che la frase ‘i gesti, le parole scelte, le pause riveleranno il suo pensiero nascosto’, si riferiscono a un pensiero nascosto ma assolutamente conscio. Il protagonista non vuole dire o comunicare una certa cosa, per mille motivi, ma questa è così presente nella sua mente che alla fine la rivela col linguaggio del corpo o con la scelta di determinate parole rispetto ad altre possibili, con le pause e i silenzi eccetera.
Non sto parlando dell’inconscio, cioè di pulsioni, desideri, paure da cui il soggetto è mosso senza averne piena consapevolezza o magari nessuna. Questo aspetto è molto interessante da indagare, e può creare personaggi davvero complessi e affascinanti, ma non è ciò di cui sto parlando ora.
Sottotesto e profondità
Quando è ben costruito, il sottotesto di una scena aggiunge strati di profondità ai personaggi e ai temi narrativi.
Trasmette significati e emozioni più profondi, nascosti sotto dialoghi, azioni e descrizioni, e dona alla storia una complessità autentica e coinvolgente.
Per rendere percepibile dal lettore questo sottotesto non dovrei mai ricorrere all’enunciazione dei pensieri del protagonista, qualunque sia il punto di vista che sto utilizzando nella mia storia.
Certo, questa è una soluzione che risolverebbe tutti i problemi, il lettore saprebbe cosa pensa il protagonista e tramite quella conoscenza interpreterà ciò che avviene nella scena.
Ma è una soluzione troppo semplice, puerile, per un lettore di livello anche solo medio sarà fastidioso come qualcuno che ci spiega nell’orecchio un film che stiamo guardando. Oltretutto fa perdere al lettore il piacere della scoperta.
Eliminare ogni ambiguità non è mai un buon modo di tenere desta l’attenzione del lettore.
A meno che non si tratti di bambini molto piccoli, o di lettori che davvero non hanno la capacità di andare oltre ciò che è spiattellato sulla pagina. Se per qualche motivo il vostro target sono questi lettori, definiamoli ‘infantili’, allora molto di ciò che dico in questo articolo non vi è necessario.
Come comunicare il sottotesto al lettore
Come comunicare il sottotesto, quindi?
Poco fa ho fatto un esempio che riguarda l’architettura della scena, cioè come facciamo muovere i personaggi all’interno della scenografia che abbiamo costruito, cosa facciamo dire loro, come li facciamo interagire fra loro o con ciò che li circonda.
Questo è sicuramente un ottimo modo, perché come scrittori abbiamo il totale controllo su questi elementi.
Dialogo e sottotesto
Un altro modo è tramite il dialogo.
Questo è altrettanto efficace, anzi anche di più ed è sicuramente molto elegante, ma bisogna considerare che ottenere padronanza nella costruzione dei dialoghi è molto difficile. Non è impossibile, ci mancherebbe, ma richiede molta applicazione e studio.
Per contro, dialoghi ben scritti e magari con più livelli di sottotesto possono fare la differenza fra noi e altri scrittori, e far vivere al lettore l’esperienza di personaggi davvero molto complessi. Per cominciare a orientarvi nelle grandi possibilità dei dialoghi, potete iscrivervi a uno dei miei corsi specifici.
In linea generale, dobbiamo considerare che un dialogo efficace è quello in cui i personaggi sono mossi da un’intenzione, un desiderio.
Il grande Kurt Vonnegut diceva che in ogni dialogo un personaggio deve volere qualcosa, e questo qualcosa avrà a che fare con ciò che il personaggio è, quali sono i suoi desideri profondi, forse anche le sue paure inconsce o non del tutto consce.
Il dialogo didascalico e puramente informativo è sempre inutile, può essere omesso o sostituito da brevi descrizioni. Il vero dialogo ha sempre a che fare con qualcosa di non immediatamente evidente o che il personaggio non vuole esprimere in maniera palese.
Anche in questo caso, se il vostro target per svariati motivi è quel lettore ‘infantile’ cui ho accennato prima, allora tutto questo è inutile perché non andrà oltre la lettera e il significato superficiale e immediato delle parole.
Valter Carignano
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