GLI OGGETTI RACCONTANO – ESERCIZI DI SCRITTURA CREATIVA
Oggetti narrativi: come le cose raccontano i personaggi
Quando pensiamo alla scrittura creativa, spesso ci concentriamo su trama, dialoghi, punto di vista. Meno evidente, ma altrettanto importante, è il lavoro sugli oggetti: le cose concrete che abitano le scene.
In un’intervista su hypertextmag relativa al lavoro della scrittrice Jody Hobbs Hesler (praticamente sconosciuta in Italia) si fa notare come riesca a dare profondità emotiva ai suoi racconti attraverso oggetti apparentemente banali – il gesso colorato sul marciapiede, una coperta all’uncinetto, un gigantesco pupazzo M&M – che diventano veicoli di desideri, paure e memorie.
L’idea non è nuova: molti teorici di Scrittura Creativa ricordano che la narrativa lavora prima di tutto con immagini e sensazioni. In sintesi, attraverso immagini e sensazioni aiutiamo il lettore a vedere, toccare, sentire; il compito non è riferire fatti, ma far sì che le idee permangano nella mente del lettore tramite immagini concrete. Gli oggetti sono uno dei modi più semplici e potenti per creare queste immagini.
Perché gli oggetti funzionano: concretezza, metafora, memoria
Un oggetto in un racconto non è mai solo un oggetto. Funziona su tre livelli principali:
Concretezza sensoriale
Un cucchiaio scheggiato, un mazzo di chiavi troppo pesante, una giacca appesa alla sedia: sono dettagli che ancorano la scena in un mondo fisico riconoscibile. Il lettore non “sa” soltanto dov’è, lo sente. E lo sente perché lo vede, non perché qualcuno glielo racconta.Metafora incarnata
Molti scrittori parlano di “oggetti carichi” (charged objects): cose che concentrano in sé un conflitto o un tema. Per esempio, se un personaggio ha un gran numero di cravatte, in qualche modo è “fissato” con esse, queste potrebbero diventare con la giusta narrazione un oggetto quotidiano che finisce per rappresentare identità sociale, conformismo, pressione esterna.Memoria e psicologia
Oggetti usurati, conservati troppo a lungo o buttati via troppo presto rivelano spesso più di una pagina di introspezione. Molti oggetti, per determinati personaggi hanno una forte carica emotiva.
In questo senso l’oggetto è un punto d’incontro fra mondo esterno e mondo interno: è visibile nella scena, ma rinvia a qualcosa che non è detto apertamente.
Oggetti e punto di vista: cosa vede davvero il personaggio?
L’uso degli oggetti è strettamente legato al punto di vista. Non esiste scena neutra: ogni descrizione è filtrata dall’attenzione di qualcuno.
Se la protagonista entra in una stanza e nota solo la tazza sporca nel lavandino e il portacenere pieno, stiamo già leggendo la stanza attraverso il suo disgusto o la sua preoccupazione. Un altro personaggio, nella stessa stanza, potrebbe fissare solo il calendario sul muro o il vaso crepato sul davanzale.
La scrittrice Lynn Steger Strong suggerisce un esercizio: prendere un’idea astratta (per esempio “l’illusione del controllo”) e “costruirle intorno degli oggetti che la complicano”: oggetti che non “spiegano” il concetto, ma lo rendono concreto dentro una scena. In questo modo l’oggetto non è mai neutro: è già interpretazione del mondo, dal punto di vista del personaggio che lo guarda.
Oggetti, tema e struttura: far risuonare un motivo
Gli oggetti diventano ancora più potenti quando ritornano. Un singolo dettaglio può passare inosservato; invece la ripetizione, anche se variata, lo trasforma in motivo tematico.
Non sempre vengono fuori nella prima stesura, e qualche volta come scrittori non ne siamo nemmeno inizialmente del tutto consapevoli.
Un metodo pratico:
Durante la revisione, evidenziare tutti gli oggetti che compaiono più di una volta.
Chiedersi: che cosa rivelano del personaggio o del conflitto?
Valutare quali mantenere, quali eliminare e quali far “suonare” di più – magari facendoli apparire in momenti chiave (inizio, svolta, finale).
Così un semplice elemento d’arredo – un quadro storto, una porta che non chiude bene, un telefono mai carico – può accompagnare l’arco del personaggio, cambiando significato man mano che la storia procede.
Oggetti e “verità immaginativa”
Il discorso sugli oggetti si collega a un’idea più ampia: quella che Strong chiama “imaginative truth”, verità immaginativa. La letteratura, sostiene, non serve a registrare con esattezza ciò che è accaduto, ma a rendere percepibile qualcosa che nella vita quotidiana dei personaggi rimane confuso.
Gli oggetti aiutano proprio in questo: non “dicono” la tesi dell’autore, ma fanno vivere, in piccolo, le contraddizioni di un tema. Un anello di fidanzamento che il personaggio continua a non togliere, pur avendo deciso di lasciare il partner; un computer vecchio che si rifiuta di aggiornarsi; una pianta che continua a crescere in un appartamento dove tutto il resto è in rovina.
In ognuno di questi casi, il lettore non ha bisogno di una spiegazione psicologica esplicita: la verità emotiva passa attraverso l’immagine.
Come scegliere gli oggetti: tra intuito e precisione
Resta una domanda pratica: come scegliere quali oggetti usare? Ecco due indicazioni utili per la pratica:
Lasciare spazio all’inconscio in prima stesura.
Spesso gli oggetti più efficaci non sono quelli “programmati”, ma quelli che arrivano quasi per caso mentre si scrive. In questa fase conviene non censurarsi troppo: includere anche dettagli che non si sa ancora a cosa serviranno.Fare un lavoro di selezione e messa a fuoco in revisione.
Una volta conclusa la bozza, si possono eliminare gli oggetti puramente decorativi e mantenere quelli che hanno un valore narrativo o simbolico, rafforzandone la presenza.
L’obiettivo non è riempire le pagine di cose, ma permettere a pochi elementi scelti di reggere il peso emotivo della scena.
Oggetti, personaggi, etica dello sguardo
Gli oggetti possono essere usati per oggettivare i personaggi – ridurli a stereotipi, a segni – oppure per restituire la loro complessità. Una stanza descritta solo tramite i segni di disordine, per esempio, può diventare caricatura; la stessa stanza, se raccontata attraverso pochi oggetti specifici legati alla storia della persona (il cappotto del padre, una fotografia incorniciata male, un biglietto di treno conservato nel portafoglio), smette di essere un cliché e comincia a parlare di qualcuno.
Una piccola proposta di esercizio
Per applicare in pratica queste idee in un laboratorio o in una sessione di scrittura individuale:
Prendere un personaggio in fase di lavoro.
Scrivere una lista di 10 oggetti che lo circondano nella sua stanza principale (casa, ufficio, auto…).
Sceglierne 3 che siano in qualche modo in tensione con lui/lei (oggetti fuori luogo, troppo nuovi, troppo vecchi, ereditati…).
Scrivere una scena brevissima (max 500 parole) in cui il personaggio interagisce solo con questi tre oggetti: pulisce, sposta, rompe, nasconde, contempla.
In revisione, chiedersi: che cosa abbiamo scoperto del personaggio che non sapevamo prima?
Lavorare sugli oggetti è un modo concreto per portare nella pagina quella “verità immaginativa” di cui parlano molti critici contemporanei: non una morale dichiarata, ma un insieme di immagini che permettono al lettore di vedere il mondo – e i personaggi – con occhi nuovi.
Articolo di Valter Carignano
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