PERCHÉ I CONCORSI LETTERARI SONO UTILI
I CONCORSI LETTERARI SONO UTILI?
SÌ, ED ECCO PERCHÉ
Quando si parla di Scrittura Creativa, prima o poi viene fuori il discorso sui concorsi letterari. È giusto o no farli? Sono solo una perdita di tempo e soldi?
La risposta breve a queste due domande è sì per la prima e no per la seconda, ma voglio cercare di spiegare il perché e anche rispondere ad alcune delle obiezioni più comuni.
Lo spunto per questo articolo è una ricerca da me effettuata relativo all’insegnamento della Scrittura Creativa negli Stati Uniti. In realtà, ciò che segue è perfettamente adatto anche alla situazione italiana.
QUATTRO MOTIVI PER PARTECIPARE AI CONCORSI LETTERARI
1: Rispettare le scadenze
Secondo l’opinione di molti insegnanti di scrittura statunitensi (ad esempio programmi MFA della Columbia, Iowa Writers’ Workshop, Bath Spa University), ma sono convinto che questa posizione sia ampiamente condivisa anche da noi, il primo motivo per cui è utile partecipare a concorsi letterari è quello di fissare scadenze concrete.
A meno di non vivere una situazione privilegiata in cui possiamo gestire liberamente il nostro tempo e non abbiamo alcun tipo di problema economico, il tempo per la scrittura deve essere ritagliato fra tutta una serie di impegni quotidiani. Il problema è che questi impegni reclamano urgenza e immediatezza, anche quando in realtà non ce l’hanno per nulla, per cui a un certo punto le ore del giorno o le energie finiscono e ci diciamo: ‘vabbè, oggi è andata così. Si scrive domani’.
O dopodomani. O mai.
L’iscrizione a un concorso letterario è un impegno che prendiamo con noi stessi, serve a inserire mentalmente anche la scrittura in quella lista di ‘cose urgenti’ che bisogna fare. Non tutti gli impegni che prendiamo con noi stessi riusciamo a portarli a termine, questo è vero, ma certo è un inizio, un punto importante, dando sempre per scontato che sia una cosa a cui teniamo davvero.
In questo modo, magari non subito ma dopo un po’, riusciremo ad ottenere una serie di benefici:
completare testi che altrimenti resterebbero incompiuti
sviluppare un ciclo regolare di revisione
imparare a inviare il proprio lavoro con continuità
2. L’invio costante abitua al rifiuto (e lo normalizza)
Nella mia esperienza di insegnante di Scrittura Creativa, ho potuto notare come una delle ragioni principali per cui i corsisti esitavano a partecipare a concorsi e contest era la paura di non classificarsi, di non andare nemmeno alla fase finale… insomma: di perdere.
Se ci si pensa, è una follia.
Come se un atleta non gareggiasse fino a che non sia sicuro di vincere. È chiaro che questo momento non arriverà mai, e oltretutto questo atleta non acquisirà mai quella parte di esperienza che solo nella competizione si può acquisire. E poi, se non si gareggia, cosa ci si allena a fare?
Invece, ‘perdere’ è normale. Non solo: è necessario per migliorare e migliorarsi. Dobbiamo tenere conto che
la maggior parte degli scrittori (anche quelli oggi best sellers) è stata rifiutata per anni. Due nomi? Camilleri e Joe Lansdale.
il rifiuto diventa parte fisiologica del percorso
il numero dei rifiuti non indica necessariamente mancanza di qualità, ma solo la presenza di un processo che, se corretto e onesto, porterà a un miglioramento.
3 Pratica, pratica, pratica!
Per formazione personale, ho sempre pensato che lo studio della teoria e dei classici sia la base di ogni tipo di attività che voglia diventare professionale.
Questo vuol dire conoscere a fondo e avere la padronanza di quelli che Stephen King – e non solo lui – chiama ‘i ferri del mestiere’ o ‘la cassetta degli attrezzi’ dello scrittore.
Io credo che non si possa prescindere in nessun modo dallo studio della teoria, anche nella Scrittura Creativa.
Ma, per trovare la propria voce di scrittori, la teoria senza pratica non vale nulla. E allora torniamo al punto 1: se abbiamo delle scadenze, sapremo togliere spazio alle cose inutili e ‘mangiatempo’ che troppo spesso ci perseguitano. E così faremo pratica, e facendo pratica miglioreremo.
4. I concorsi letterari insegnano a…
A qualcuno potrà sembrare una banalità, ma di nuovo l’esperienza come insegnante mi ha mostrato come molti corsisti avevano grandi difficoltà in quelle che definerei pratiche di base.
Per esempio
scrivere lettere di presentazione essenziali e che vadano dritte al punto, senza mille formule preconfezionate e senza divagare
formattare correttamente i testi. Non è una capacità così scontata, a giudicare da quello che arriva alle Case Editrici.
valutare in base a tema, tono, lunghezza. Una volta, in un concorso in cui ero giudice e il cui tema era ‘un noir ambientato in una città italiana’, un candidato invia una storia che si svolge a New York. Non siamo in nessun modo riusciti a fargli capire che era fuori tema, ci ha anche preso a male parole!
Esempio estremo, certo, ma anche questa non è una capacità così scontata.
Ma i concorsi sono tutti un ‘magna magna’
Dunque siamo in Italia e quindi tutto deve essere corrotto, giusto?
Per fortuna, non sempre è così.
Non dico che non esistano, i concorsi letterari fittizi e pilotati.
Anzi, chi è del mestiere sa bene che il più grande premio letterario italiano è da sempre frutto di un accordo fra case editrici e ‘persone che contano’, e non ha nulla a che fare con la letteratura vera e propria.
Ma questo non significa che non ci siano molti concorsi perfettamente onesti.
C’entra il fatto che ci sia o meno da pagare una tassa d’iscrizione?
No, il concorso più essere serio oppure no, e questo non ha a che fare con la presenza di una tassa d’iscrizione.
Diverso è il discorso quando l’assegnazione del premio, qualunque sia, è vincolato all’acquisto di copie dell’antologia. Qui siamo nell’ambito delle truffe delle Case Editrici a Pagamento, se volete ne parlo in maniera diffusa in questo libro.
Per cui no, non è sempre tutto un ‘magna magna’. Di sicuro, però, quello che inviamo sarà valutato da persone con predilezioni e gusti specifici. Forse quello che abbiamo scritto piacerà, forse no, ma tutto questo rientra nel punto 2 e ne ho già parlato.
E allora, cosa aspettate? Andate a iscrivervi a un concorso!
Articolo di Valter Carignano
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