SCRIVERE CON TUTTI I SENSI. COME USARE I DETTAGLI SENSORIALI NELLA SCRITTURA CREATIVA.
Sensazioni e show don’t tell
Nella scrittura creativa si ripete spesso il mantra “show, don’t tell”, che in italiano viene tradotto in maniera un po’ imprecisa con mostra, non raccontare. Ma raramente ci si chiede davvero che cosa significhi “mostrare” e come si faccia.
Una delle interpretazioni pratiche più immediate e semplici si può riferire a una cosa molto concreta: attivare i sensi di chi legge. Vista, udito, tatto, olfatto e gusto non sono semplici “abbellimenti” descrittivi, ma il modo attraverso cui il testo costruisce presenza, corpo e ambiente.
Senza elementi sensoriali, la pagina rimane concetto, cioè una sequela di informazioni asettiche; con i sensi, diventa esperienza viva per chi legge.
Questo non è più solo un buon consiglio da manuale di scrittura: una serie di studi ha iniziato a trattare la dimensione sensoriale come cuore di una vera e propria pedagogia della scrittura. Un lavoro recente di Olha Bilyk e colleghe della Precarpathian National University, Enhancing Creative Writing through Multimodal Pedagogy in Language Education (2025), propone un modello strutturato in cui la scrittura viene insegnata partendo da stimoli sensoriali e multimodali, non da astratte regole di stile.
Dal “descrivi meglio” al “senti meglio”: la svolta multimodale
L’idea centrale di Bilyk è che la scrittura creativa sia un processo multimodale e corporeo: pensiamo con le parole, ma pensiamo anche con immagini, suoni, odori, sensazioni tattili. Un laboratorio di scrittura che utilizzi solo la dimensione linguistica (spiegazione, analisi, consegna) trascura una parte enorme del potenziale immaginativo degli studenti. Nella loro ricerca, le autrici propongono percorsi in cui i partecipanti partono da esperienze sensoriali guidate (oggetti da toccare, suoni, profumi, immagini) e solo in un secondo momento trasformano questo materiale grezzo in narrazione.
I risultati, misurati con questionari prima/dopo e analisi dei testi, mostrano un miglioramento netto nella ricchezza lessicale, nella vividezza delle immagini e nella disponibilità a sperimentare strutture narrative complesse. Ma, soprattutto, molti partecipanti dichiarano che il cosiddetto blocco dello scrittore si supera quando possono “cominciare dal corpo” invece che da un’idea astratta di trama.
In parallelo, studi sul cosiddetto embodied writing descrivono pratiche che invitano gli scrittori a raccontare “la storia del corpo e delle emozioni tanto quanto quella della mente”, con testi «ricchi di dettagli sensoriali» che restituiscano al testo e al lettore l’esperienza vissuta, non solo la sua interpretazione razionale.
Perché i sensi funzionano (sul piano cognitivo e narrativo)
Sul piano cognitivo, i dettagli sensoriali sono potenti perché ancorano l’astratto al concreto.
È molto diverso scrivere “ero triste” oppure “il caffè aveva un gusto amaro che non poteva essere addolcito”. Nel secondo caso, il lettore non riceve un’etichetta emotiva, ma è invitato a ricostruire la tristezza a partire da indizi corporei, in questo caso relativi al gusto. La mente elabora quei segnali quasi come se li stesse sperimentando in prima persona.
Per chi scrive, lavorare sui sensi costringe a porsi due domande fondamentali, che hanno a che fare con i principi cardine della precisione e dell’essenzialità:
- Che cosa si percepisce davvero in quella situazione? (non “così in generale”, ma in quella stanza, con quelle luci, in quel momento).
- Che cosa di questi stimoli è narrativamente rilevante? Non si tratta di descrivere tutto, ma di scegliere i dettagli che generano significato e atmosfera.
Da questo punto di vista, i sensi funzionano come uno strumento fondamentale di selezione narrativa: aiutano a decidere quali pezzi della realtà entrano o restano fuori dalla scena.
Dalla teoria ai laboratori: esempi di pratica sensoriale
Il lavoro di Bilyk et al. si inserisce in una linea di ricerca più ampia sulla multimodalità. Studi come Facilitating Creativity through Multimodal Writing (Besma Allagui, Rabdan Academy) mostrano che quando si chiede agli studenti di lavorare non solo con il testo, ma anche con immagini, suoni, spazi, aumenta la loro consapevolezza delle scelte espressive e la qualità complessiva dei prodotti creativi.
Tradotto in un esercizio pratico, questo può significare per esempio:
- costruire una scena partendo da una traccia sonora (un ambiente urbano, il rumore di un treno, voci indistinte) e solo dopo inserire la voce narrante;
- fare un “inventario tattile” di un luogo (superfici, temperature, consistenze) e usarlo come base per una storia in prima persona;
- chiedere agli studenti di trasformare un ricordo in sequenza di immagini sensoriali prima ancora di decidere il punto di vista o il tempo verbale.
Queste attività non servono solo a “esercitare lo stile”: rendono visibile il fatto che ogni scelta sensoriale è anche una scelta di focalizzazione. Decidere che una stanza “puzza di disinfettante” invece che “profuma di pulito” dice già molto sul personaggio che la descrive.
Un articolo dedicato alla costruzione di scene per il magazine The Writer riassume questo principio in modo molto secco: le scene che funzionano sono quelle che “piazzano il lettore dentro”, grazie a una combinazione di dettagli visivi e non visivi (tatto, gusto, odore).
Gli elementi sensoriali hanno inoltre una doppia funzione: da un lato garantiscono verosimiglianza e concretezza (nessuna invenzione arbitraria può sostituire un dettaglio osservato bene), dall’altro permettono allo scrittore di interpretare la realtà attraverso la selezione. Due autori che raccontano lo stesso ospedale non sceglieranno gli stessi odori, gli stessi suoni, gli stessi gesti: la loro soggettività passa proprio da lì. Ognuno avrà la sua voce unica.
Perché questo conta anche per scrittori esperti
Potrebbe sembrare che tutto questo riguardi soprattutto laboratori scolastici o universitari. In realtà, molti autori professionisti lavorano spontaneamente così: prima di trovare una voce, esplorano come il corpo del personaggio abita il mondo.
La novità degli studi recenti è dare a questa intuizione artigianale una base teorica e metodologica: non più solo “talento” o “orecchio”, ma pratiche replicabili e trasmissibili.
Per uno scrittore già formato, ricordarsi dei sensi è anche un modo per:
- evitare derive troppo cerebrali o saggistiche quando si scrive narrativa o memoir;
- verificare la tenuta scenica di un testo: se una pagina può essere letta senza che il lettore “veda, senta, tocchi” quasi nulla, probabilmente manca qualcosa;
- lavorare intenzionalmente su coerenza sensoriale: quali sensi privilegia questo personaggio? È più visivo, più uditivo, più tattile? Anche questo è costruzione di personaggio.
Conclusione: i sensi come struttura, non come decorazione
Mettere al centro gli elementi sensoriali nella scrittura creativa non significa aggiungere qualche aggettivo colorato a un testo già deciso. Significa ripensare da capo il processo: partire dall’esperienza concreta, farne materia narrativa, usare i sensi come guida per selezionare, strutturare, dare ritmo.
Per chi scrive, il messaggio è molto semplice: ogni volta che una pagina ti sembra piatta, prima di cambiare tempi verbali o punto di vista, prova a farti una domanda diversa: che cosa si sente davvero, qui, con questo corpo, in questo spazio?
Se riesci a rispondere con precisione sensoriale, la tua storia ha già fatto un passo avanti.
articolo di Valter Carignano
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